lunedì 5 dicembre 2011

LA MORTE A VENEZIA

Il libro La morte a Venezia venne scritto nel 1912 dallo scrittore di origine tedesca Thomas Mann.
E' considerata una delle sue opere più note e significative, anche grazie all'omonimo film, girato 59 anni dopo, precisamente nel 1971, da Luchino Visconti, uno dei padri del cinema italiano: suoi i capolavori neorealisti Ossessione (1943) e Bellissima (1951), sue alcune delle opere più decadenti della storia del cinema, come Gruppo di famiglia in un interno (1974), suo infine "il" kolossal italiano Il Gattopardo (1963).
L'aristocratico e colto regista segue alquanto fedelmente il romanzo di Mann, salvo per il protagonista, Gustav von Aschenbach, che, da alter ego dello scrittore, diventa un raffinato musicista alla (vana) ricerca del Bello assoluto. Durante un viaggio a Venezia vede materializzarsi la sua idea nella figura leggiadra e androgina di Tadzio, un adolescente polacco. Intanto a Venezia scoppia un'epidemia di peste: von Aschenbach vorrebbe partire, ma poi decide di restare, per non perdere l'occasione di vedere Tadzio, al quale però non riuscirà nenanche a parlare. L'anziano musicista, colpito dalla peste, muore su una spiaggia, seduto su una sdraio e nell'indifferenza di tutti.
Nel ruolo del protagonista Visconti sceglie uno degli attori anglosassoni più noti ed amati, Dirk Bogarde, dalla carriera ricca di riconoscimenti prestigiosi e di titoli "pesanti": Il servo e L'incidente, entrambi di Joseph Losey, Victim e Il cranio e il corvo di Basil Dearden, fino allo struggente Daddy Nostalgie del francese Bertrand Tavernier.
Bogarde dona al suo personaggio la sua innata raffinatezza, il suo sguardo trasognato quasi assente, la sua svogliata malinconia.
Fra le curiosità del film, va ricordato un lungo viaggio che il perfezionista Visconti fece nei Paesi dell'Europa del Nord, alla ricerca del ragazzo che avrebbe interpretato l'adolescente Tadzio. Venne individuato, dopo moltissimi provini, nella persona di Bjorn Andresen, alla sua prima ed unica apparizione sul grande schermo.
Antonello Corrado

domenica 24 aprile 2011

La Promessa

Quando Friedrich Dürrenmatt, nel '58, scrisse La promessa, romanzo incentrato sulla vicenda di un detective a caccia di un sadico assassino di bambini, il problema pedofilia non era ancora di schiacciante attualità.

Il libro ha come sottotitolo Un requiem per il romanzo giallo, che ne sottolinea l'atipicità nell'ambito della produzione letteraria di genere: in sostanza l'autore afferma che non è la logica ed il metodo a guidare un'indagine, ma il caos ed il caso. Infatti, alla fine l'investigatore non riuscirà nel suo intento di catturare l'assassino e questi troverà una morte assurda in un incidente d'auto, restando impunito per i suoi crimini.

Il capolavoro (secondo alcuni) di Dürrenmatt ha trovato nel corso degli anni alcune trasposizioni cinematografiche e televisive di notevole impatto.

Il romanzo era stato inizialmente concepito come sceneggiatura del film Il mostro di Magendorf del '58 di Ladislao Vajda, ed ha ispirato anche uno sceneggiato Rai omonimo del '79 per la regia di Alberto Negrin.

Ma è solo nel 2001 che Sean Penn, attore e regista americano di razza, chiamerà Jack Nicholson, altro grande rappresentante del cinema americano, a produrre una delle sue interpretazioni migliori, nel film The Pledge (titolo italiano La promessa).

Il film di Penn ricalca sostanzialmente il romanzo, differenziandosene soltanto per l'ambientazione che dalla Svizzera anni 50 passa ai paesaggi del Nevada dell'America di oggi.

The Pledge merita un'attenta visione, per l'accurata messinscena, per l'impressionante performance di Nicholson (interprete di assoluti capolavori, da Qualcuno volò sul nido del cuculo a Shining, da Chinatown a L'onore dei Prizzi), ed anche per il regista Sean Penn, uno dei miei preferiti, autore fra l'altro di Lupo solitario e Into the Wild.

Antonello Corrado

mercoledì 16 marzo 2011

Il gusto amaro delle caramelle di Antonio Bianchi

Un’infanzia e un’adolescenza tutt’altro che felici. Una mamma che muore quando lui è ancora troppo piccolo, due nonni che cercano, in qualche modo, di riempire quel vuoto ma senza riuscirci realmente, uno zio che lo vede come oggetto delle sue mostruose pulsioni e un padre interessato più alla sua carriera e alle sue avventure che a cercare di capire cosa si nasconde dietro i silenzi del figlio.
E’ un uomo che cerca, consapevolmente e per quanto possibile, di resistere al demone che si  sta facendo strada dentro la sua anima, ma che non riuscirà mai a scacciare. La strana amicizia che lo “legherà” a Luca, Federico e Don Mariano e, gli incontri che farà lo catapulteranno in un mondo in cui non esistono leggi e regole o, forse, la cui unica legge e regola esistente è il soddisfacimento di aberranti desideri, che lo porteranno a sperare in un provvidenziale annullamento di sé, del suo corpo e della sua anima.
Una prosa chiara e scorrevole che porta ad affrontare temi di grande attualità, dalla pedofilia, che rappresenta il filo conduttore, al bullismo, alla prostituzione, all’omosessualità; temi “scomodi” che spesso si evita di trattare. Un libro-denuncia, ricco di riferimenti mitologici, storici, filosofici, biblici che rendono la lettura piacevole , per niente noioso, con un linguaggio comprensibile e all’interno del quale non mancano colpi di scena che mantengono desta l’attenzione del lettore.
Titolo: Il gusto amaro delle caramelle
Autore: Antonio Bianchi
Casa Editrice: Edizioni la rondineAnno di pubblicazione: 2011Prezzo: €. 10,00ISBN: 9788895418353

domenica 6 febbraio 2011

84 Charing Cross Road - Libro di Helene Hanff

14 East 95th St.
New York City
5 ottobre 1949

Marks & Co.
84, Charing Cross Road
London, W. C. 2
England

Gentili Signori,
leggo dalla vostra inserzione sul «Saturday Review of Literature» che siete specializzati in libri fuori stampa. L'intestazione «librai antiquari» mi spaventa un poco, perché per me «antico» equivale a dispendioso. Sono una scrittrice senza soldi che ama i libri d'antiquariato, ma da queste parti è impossibile reperire le opere che desidererei avere se non in edizioni molto costose e rare, o in copie scolastiche, sudicie e scribacchiate, della libreria Barnes & Noble.
Allego un elenco delle mie necessità più pressanti. Se aveste qualche copia usata decente di uno qualsiasi dei libri in elenco, a non più di $5.00 l'uno, vi prego di considerare questa mia un ordine d'acquisto e di inviarmeli.
Con i più cordiali saluti
Helene Hanff


Questa è la prima lettera che Helene Hanff invia alla libreria "Marks & Co." in 84, Charing Cross Road a Londra, il 5 ottobre del 1949.
Da quel 5 ottobre saranno tante le lettere tra Helene e gli impiegati della storica libreria ed in particolare tra lei e Frank Doel (i due non si incontreranno mai, a causa della prematura scomparsa dell'uomo), che li porteranno, parola dopo parola, a diventare amici. E lei ricambierà la gentilezza e la disponibilità di Frank e degli altri, inviando loro pacchi di viveri, in un periodo storico in cui in Inghilterra c'era il razionamento.

Helene non ha avuto un'adolescenza facile; costretta ad abbandonare gli studi per problemi economici, appena ventunenne vince un concorso letterario e si trasferisce a New York, dove rimarrà per tutta la vita.
Assunta come lettrice di manoscritti per la "Paramount Pictures", si dedica anche all'attività di sceneggiatrice televisiva, ottenendo grandi successi con telefilm di genere poliziesco.
Tuttavia, la grande fortuna arriva con la pubblicazione di "84 Charing Cross Road".

Un grande amore per la cultura, per i libri e una profonda e rispettosa amicizia tra due persone lontanissime tra loro nei modi e nelle condizioni di vita ma tenuti legati assieme da un filo invisibile e insieme resistentissimo. Perchè, come mi piace ricorsare sempre, leggere non fa mai male.

mercoledì 2 febbraio 2011

RECENSIONE FILM "84 CHARING CROSS ROAD"

La passione per le buone letture e per il buon cinema ci ha dato lo spunto per la creazione di questo BLOG, che, si spera, incontrerà un crescente interesse tra gli internauti che condividono i nostri stessi interessi.
Quello che più ci preme in questa sede è mostrare il fil rouge esistente tra la carta stampata ed il grande schermo.
Ci dedicheremo sia alle ultime novità sia ai cosiddetti classici che, ricordando Calvino, sono libri (o film) che non hanno  mai finito di dire quello che devono dire...
Quindi  partiamo alla grande con uno dei film più belli dedicati all'amore per i libri, i quali, come pensa Daniel Pennac, dilatano "il tempo per vivere".
84 Charing Cross Road è un film del 1986 diretto da un regista senza voli, David Hugh Jones, ma interpretato da due ottimi attori hollywoodiani, Anthony Hopkins e Anne Bancroft.


Il film (di cui sopra si offre il trailer originale) poggia su una solida sceneggiatura, tratta dal libro autobiografico di Helene Hanff, e racconta il rapporto solo epistolare, durato dal 1949 al 1969, tra una scrittrice americana, amante dei bei libri antichi, che, non disponendo di molto denaro, trova in un libraio inglese di libri usati un complice, un alleato, un amico che condivide con lei tale passione. I due non si incontrano mai di persona e, quando la donna riesce a trovare il denaro necessario per conoscere il suo corrispondente, quest'ultimo muore all'improvviso.
Sulle doti interpretativo-mimetiche di Anthony Hopkins è superfluo discutere: basti pensare a film come questo, come Il silenzio degli innocenti o come The Elephant Man per capire la sua estrema versatilità.
Quanto alla Bancroft, è sufficente ricordare della sua corposa filmografia Il laureato con un giovane Dustin Hoffman e Agnese di Dio con la figlia del grande Henry Fonda, Jane.
Una pellicola, un classico da (ri)scoprire per chi non ama la volgarità e l'aggressività dilaganti, un film sobrio, dai toni sommessi, eppure appassionante, che tocca da vicino sfiorandole le nostre emozioni.
Antonello Corrado