Il libro La morte a Venezia venne scritto nel 1912 dallo scrittore di origine tedesca Thomas Mann.
E' considerata una delle sue opere più note e significative, anche grazie all'omonimo film, girato 59 anni dopo, precisamente nel 1971, da Luchino Visconti, uno dei padri del cinema italiano: suoi i capolavori neorealisti Ossessione (1943) e Bellissima (1951), sue alcune delle opere più decadenti della storia del cinema, come Gruppo di famiglia in un interno (1974), suo infine "il" kolossal italiano Il Gattopardo (1963).
L'aristocratico e colto regista segue alquanto fedelmente il romanzo di Mann, salvo per il protagonista, Gustav von Aschenbach, che, da alter ego dello scrittore, diventa un raffinato musicista alla (vana) ricerca del Bello assoluto. Durante un viaggio a Venezia vede materializzarsi la sua idea nella figura leggiadra e androgina di Tadzio, un adolescente polacco. Intanto a Venezia scoppia un'epidemia di peste: von Aschenbach vorrebbe partire, ma poi decide di restare, per non perdere l'occasione di vedere Tadzio, al quale però non riuscirà nenanche a parlare. L'anziano musicista, colpito dalla peste, muore su una spiaggia, seduto su una sdraio e nell'indifferenza di tutti.
Nel ruolo del protagonista Visconti sceglie uno degli attori anglosassoni più noti ed amati, Dirk Bogarde, dalla carriera ricca di riconoscimenti prestigiosi e di titoli "pesanti": Il servo e L'incidente, entrambi di Joseph Losey, Victim e Il cranio e il corvo di Basil Dearden, fino allo struggente Daddy Nostalgie del francese Bertrand Tavernier.
Bogarde dona al suo personaggio la sua innata raffinatezza, il suo sguardo trasognato quasi assente, la sua svogliata malinconia.
Fra le curiosità del film, va ricordato un lungo viaggio che il perfezionista Visconti fece nei Paesi dell'Europa del Nord, alla ricerca del ragazzo che avrebbe interpretato l'adolescente Tadzio. Venne individuato, dopo moltissimi provini, nella persona di Bjorn Andresen, alla sua prima ed unica apparizione sul grande schermo.
Antonello Corrado
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